Servizi diagnostici

Una corretta diagnosi è il punto di partenza per una possibile soluzione al tuo problema

Di seguito troverete una breve e sintetica descrizione delle più significative attività di diagnosi e cura svolte dallo studio. È una descrizione necessariamente, e doverosamente superficiale, a scopo divulgativo, e per nulla approfondita. Se avete particolari richieste o domande da soddisfare, non esitate a contattare lo studio.

Poiché la medicina, ed anche ovviamente l’otorinolaringoiatria, si vanno sempre più specializzando, è difficile occuparsi direttamente di tutta la diagnostica inerente la specialità; nel caso che uno o più accertamenti non siano eseguibili presso lo studio, sarete opportunamente indirizzati ed assistiti nel loro espletamento in altra sede.

Diagnostica della sordità (audiometria, impedenzometria)

Vengono utilizzati un audiometro Amplaid 309 ed un impedenzometro Amplaid A766 con stampa laser dei tracciati (maggiore durata e conservabilità rispetto alla carta termica comunemente usata). Gli esami sono eseguiti direttamente dal medico.

L’esame audiometrico viene svolto all’interno di una cabina audiometrica che è appositamente costruita ed insonorizzata per ridurre le interferenze acustiche legate all’ambiente comune. La cabina è ampia e confortevole ed adeguatamente ventilata ma, in caso di claustrofobia (paura a stare in un luogo chiuso) è anche possibile eseguire l’esame senza chiudere completamente la porta della cabina. L’esame audiometrico è un esame soggettivo e richiede collaborazione da parte dell’esaminato che deve  segnalare al medico il momento in cui sente i suoni che gli sono inviati.

Per questo motivo non è eseguibile a tutte le età e nei soggetti con disturbi psichici importanti o che non possono o non vogliono collaborare. In questi soggetti sono possibili altre metodiche di esame per testare la funzione uditiva. L’esame audiometrico può essere “tonale” cioè eseguito inviando all’esaminato dei toni puri, oppure “vocale” nel qual caso vengono inviate delle parole bisillabiche a senso compiuto. Per esempio: “nota”, “carne”, “alto” sono parole bisillabiche utilizzate per l’esame. L’esame audiometrico può anche essere eseguito senza l’utilizzo di una cuffia ma a mezzo di altoparlanti posti nella cabina audiometrica. Tale esame è definito “in campo libero” e riporta a volte la dizione “FF” dal termine inglese Free Field. E’utile anche per valutare il guadagno protesico: eseguendolo con e senza gli apparecchi acustici indossati si può determinare se vi sia un miglioramento della percezione uditiva e quantificarlo.

L’esame impedenzometrico è invece un esame oggettivo e non richiede la collaborazione dell’esaminato e può essere eseguito a qualunque età o in qualunque condizione psichica purché il soggetto accetti una cuffia posta sulla testa e non si agiti, gridi o pianga, perché in questo caso l’esame risulterebbe troppo disturbato ed illeggibile. Ambedue sono esami semplici e privi di rischi e possono quantomeno essere tentati senza timore alcuno.
A volte, soggetti che per vari motivi parevano non essere idonei all’esecuzione dell’esame, lo hanno poi eseguito brillantemente e senza alcuna difficoltà.

Diagnostica dei disturbi dell’equilibrio (esame vestibolare)

La gran parte delle informazioni utili ad una diagnosi dei disturbi dell’equilibrio la si raccoglie ascoltando la storia clinica del paziente ed eseguendo una serie di semplici manovre diagnostiche. Tutte queste cose possono essere fatte, e talvolta devono essere fatte stante la non facile trasportabilità del vertiginoso, al domicilio dell’infermo. Gli autori di lingua inglese la chiamano “bedside examination” ovvero “esame al letto del paziente”. A volte è necessario testare il sistema vestibolare (l’insieme di recettori, vie e centri nervosi che controllano il nostro equilibrio) stimolandolo in vario modo ed analizzando la sua risposta.Tutti questi test sono privi di rischi se condotti con la giusta attenzione, possono però essere molto fastidiosi ed a volte provocare una crisi vertiginosa con tutte le spiacevoli sensazioni che questo comporta per il paziente. Generalmente l’esame vestibolare non può prescindere da una valutazione anche della coclea, ovvero dell’organo dell’udito.

Didatticamente distinguiamo il labirinto in una parte anteriore “cocleare” destinata all’udito, ed in una parte posteriore “labirintica” destinata all’equilibrio, ma anatomicamente esse sono un tutt’uno ed è quindi corretto esaminarle assieme. Può avere un senso esaminare solo l’udito in un soggetto che non lamenta vertigine, ma non è assolutamente corretto esaminare solo l’equilibrio in un soggetto vertiginoso. I due esami assieme, quello dell’udito e quello dell’equilibrio, vengono spesso indicati come “cocleovestibolare”.

Diagnostica degli acufeni (i fischi all’orecchio)

Gli acufeni sono definiti come una sensazione uditiva soggettiva, cioè propria del paziente, non legati alla presenza di una sorgente sonora nell’ambiente circostante. Possono essere “oggettivi” e percepibili anche da un’osservatore, oppure “soggettivi” e percepibili solamente dal paziente. Sono normalmente causa di disagio per chi ne è affetto e sono variamente descritti come soffio, sibilo, scroscio d’acqua etc. etc. Gli acufeni oggettivi possono essere legati ad alterazioni cardiovascolari, muscolari, muscolo articolari, alterazioni della Tuba di Eustachio, alterazioni della masticazione. Quasi mai si accompagnano ad alterazioni uditive. Ovviamente la loro diagnostica è legata all’esame di questi distretti ed apparati. Gli acufeni soggettivi, certamente di più frequente riscontro, non sono invece udibili da chi esamina il paziente e sono generalmente legati ad alterazioni delle vie uditive, centrali e/o periferiche, ma anche di altri organi ed apparati come anche possono essere secondari ad alterazioni metaboliche. Vanno quindi esaminate le vie uditive alla ricerca di una loro sofferenza ma possono dover essere esaminati altri organi ed apparati. L’acufene può essere legato ad alterazioni dell’orecchio esterno, dell’orecchio medio e dell’orecchio interno. Un po’ schematicamente ma possiamo delimitare queste tre aree nel seguente modo: l’orecchio esterno va dal padiglione auricolare alla membrana timpanica; l’orecchio medio va dalla membrana timpanica all’ultimo degli ossicini, la staffa, e l’orecchio interno va dall’ultimo degli ossicini alla corteccia uditiva. La ricerca del punto dove è generato l’acufene non è cosa facile, più spesso ci si limita ad individuare il settore colpito. Per far questo è necessaria una scrupolosa anamnesi che valuti precedenti fatti infiammatori o infettivi a carico dell’orecchio, traumi, uso di sostanze ototossiche o l’esposizione al rumore, malattie internistiche etc. Dopodiché sarà opportuno accertare la tonalità dell’acufene, la sua frequenza, l’eventuale presenza di altri segni audiovestibolari ed eseguire, sempre, un esame audiometrico tonale, un esame audiometrico vocale ed una impedenzometria con ricerca del riflesso stapediale. Questi primi elementi indirizzeranno verso un eventuale approfondimento diagnostico che potrà richiedere altri esami quali i potenziali evocati uditivi, la diagnostica per immagini (radiografie, tomografia assiale computerizzata, risonanza magnetica etc.), l’elettromiografia, gli esami ematologici etc. Una volta completato l’inquadramento diagnostico si potrà affrontare l’aspetto terapeutico e valutare quale trattamento intraprendere. Le cure possibili sono di tipo chirurgico quando la causa individuata è passibile di correzione chirurgica (per esempio l’otosclerosi, alcune alterazioni vascolari, il neurinoma dell’acustico) medico-farmacologico (farmaci vasoattivi, antiadrenergici, miorilassanti etc.) o medico-psicologico (biofeedback, TRT ovvero Tinnitus Retraining Therapy). Poiché gli acufeni si accompagnano quasi sempre a disturbi della personalità, preesistenti all’acufene o da questi generati, è quasi sempre necessaria una terapia di supporto di tipo ansiolitico e la collaborazione di uno specialista (psicologo, neurologo o psichiatra).

Esami endoscopici (naso, cavità paranasali, rinofaringe, faringe e laringe, condotto uditivo esterno e membrana timpanica) con o senza videoregistrazione

Sono esami eseguibili ambulatorialmente e con minimo disturbo per il paziente. Vengono utilizzate delle ottiche rigide o flessibili a cui può venire collegata una telecamera che invia il segnale ad una apposita scheda di acquisizione inserita in un computer. Le immagini possono essere conservate, sia come singole fotografie che come filmati, sul computer o su CD-ROM ed essere usate anche per il controllo della evoluzione del quadro clinico. Quasi tutti gli esami devono essere condotti dopo aver ridotto la sensibilità delle aree interessate.

Questo si ottiene spruzzando o applicando un idoneo anestetico locale. La sua azione crea un modesto disturbo al paziente che si protrae per trenta-quaranta minuti. Prima e dopo l’esame non vi sono limitazioni di rilievo e si può condurre la propria normale giornata come d’abitudine.
Solamente in certe situazioni, per le quali vengono date specifiche indicazioni, possono essere richieste alcune particolari limitazioni. Per alcuni esami endoscopici non ci sono rischi di rilievo, per altri invece ci possono essere, anche se generalmente sono di minima entità. Prima dell’esame verranno comunque segnalate tutte le possibili implicazioni, anche negative, legate al singolo caso.

Diagnostica dei disturbi del sonno e del russamento

Il russamento, al di là della ricca e divertente aneddotica al riguardo, è invece una seria patologia che colpisce in Italia molti milioni di persone. Gli uomini sono colpiti in età più precoce, ma con il passare degli anni, anche le donne manifestano questa patologia. La prima cosa da fare è capire se il paziente è un russatore semplice, che può arrecare disturbo a chi gli sta vicino ma che non ha conseguenze di rilievo dal suo russare, o, cosa ben più grave, se è invece un appartenente alla categoria della “apnea ostruttiva del sonno” spesso identificata con l’acronimo inglese OSAS. Se chi ti dorme a fianco ti segnala che russi frequentemente o se durante il giorno hai eccessiva sonnolenza, parlane al medico: potresti rientrare nel gruppo degli affetti da apnea nel sonno. Le conseguenze fisiche possono essere anche molto serie, non perdere tempo, non rimandare un consulto medico. Il russatore richiede non solo una valutazione otorinolaringoiatrica, ma anche uno studio polispecialistico (neurologico, pneumologico, dietologico, internistico, maxillo-facciale etc.) con l’esecuzione di esami ed accertamenti di varia natura (polisonnografica, radiografica, laboratoristica etc.). Preziosissima è l’indagine endoscopica condotta con fibroscopio flessibile, che consente di esaminare il distretto aereodigestivo anche in situazione funzionale (manovra di Muller) o nel sonno (sleep endoscopy). Quando vi sia un eccesso ponderale, è assolutamente indispensabile perdere peso, e soprattutto mantenere negli anni il nuovo peso ottenuto, pena il fallimento dei risultati inizialmente avuti, anche con un trattamento chirurgico.

Diagnostica della funzione respiratoria nasale (Rinomanometria)

Si tratta di un semplice esame che viene eseguito respirando per trenta secondi dentro una maschera facciale, prima con una narice occlusa da un cerotto e poi successivamente con l’altra. Dopo le due prove basali, destra e sinistra, si eseguono le stesse due prove ma dopo che è stato spruzzato nelle due fosse nasali uno spray ad azione vasocostrittrice. A volte si esegue anche una prova dopo aver posizionato nelle narici un piccolo dilatatore in materiale plastico. Dal confronto dei valori e della morfologia delle varie curve ottenute si ottengono preziose informazioni sui flussi e sulle resistenze nasali.

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